La progettazione interni di un open space è uno dei lavori più sottili che esistano nella distribuzione degli spazi residenziali — e uno di quelli in cui la differenza tra un risultato riuscito e uno mediocre è più evidente. Non perché sia tecnicamente complessa, ma perché richiede qualcosa che la progettazione tradizionale non richiede con la stessa urgenza: una visione di insieme precisa prima ancora di disegnare qualsiasi cosa.
Hai un progetto in mente?
Se stai valutando una ristrutturazione o un progetto di interior design, possiamo analizzare il tuo spazio e capire insieme le soluzioni progettuali più adatte.
In un appartamento con pareti, le zone esistono già — le ha create il costruttore, le ha definite la struttura. In un open space quelle zone devono essere create dal progetto — con gli arredi, con la luce, con i materiali, con elementi divisori che definiscono senza chiudere. E se non vengono create con intenzione, non esistono. Lo spazio rimane aperto, certo — ma senza identità, senza ritmo, senza quella qualità di casa vissuta che un open space ben progettato può avere in modo straordinario.
Questa guida fa parte degli articoli dedicati alle tipologie di spazio residenziale. Se stai valutando di aprire il tuo appartamento eliminando pareti, l’articolo su come progettare un open space affronta il processo di trasformazione. Qui ci concentriamo sulla progettazione delle zone — quello che viene dopo aver deciso di aprire.
Il Principio Fondamentale per la progettazione di interni: ogni Zona dell’open-space ha un’Identità Visiva Precisa
Un open space funziona quando chi entra capisce immediatamente dove si cucina, dove si mangia, dove ci si rilassa — senza che nessuno lo spieghi, senza cartelli, senza che sia necessario esplorare lo spazio per capirne la logica. Quella comprensione immediata non è casuale — è il risultato di scelte progettuali precise che hanno costruito un’identità visiva distinta per ciascuna zona.
Come abbiamo raccontato nell’articolo su come ridistribuire gli spazi di casa, il progetto di Agliana è l’esempio più eloquente — un appartamento in cui soggiorno chiuso e sala da pranzo chiusa sono diventati un open space con tre zone distinte, ciascuna con la sua identità precisa, senza una sola parete aggiuntiva. La cucina a sinistra. Il living a destra. La zona pranzo al centro, definita da un separè in legno con luce LED dal basso. Tre zone, un unico spazio continuo.
Quel progetto è il punto di riferimento da cui parte questa guida — perché mostra con chiarezza come si costruisce l’identità di ciascuna zona con strumenti progettuali concreti.

Un open space non è uno spazio senza divisioni. È uno spazio con divisioni invisibili — quelle che il progetto ha costruito con materiali, luce e arredi invece che con pareti.
Il metodo con cui affrontiamo ogni progetto di questo tipo è nella pagina dei servizi.
La Zona Cucina: Funzione Prima di Tutto
La cucina è quasi sempre la zona più vincolata di un open space — perché gli impianti la ancorano a una posizione precisa e perché le sue esigenze funzionali sono le più stringenti. È anche la zona che più di qualsiasi altra rischia di dominare visivamente l’intero spazio se non viene gestita con attenzione.
Il confine visivo della cucina — in un open space la cucina ha bisogno di un confine che la separi visivamente dal resto senza chiuderla. Il modo più efficace è la penisola o l’isola — un piano che segna il limite tra la zona di lavoro e la zona living, che aggiunge superficie utile e che crea un confine naturale che nessuno attraversa senza intenzione. Quando non c’è spazio per una penisola, un cambio di materiale sul pavimento — gres nella zona cucina, parquet nel resto — crea lo stesso confine in modo discreto e senza nessun elemento verticale.

La cappa come elemento scenico — in un open space la cappa è visibile da qualsiasi punto dello spazio. Trattarla come un elettrodomestico da nascondere è un’occasione mancata. Una cappa di design — cilindrica, a parete, con struttura in acciaio o in vetro — diventa uno degli elementi scenici più forti della zona cucina, quello che la rende riconoscibile anche da lontano.

Il piano di lavoro come confine — un piano di lavoro che sporge verso la zona living, con sgabelli sul lato esterno, trasforma il confine della cucina in uno spazio di aggregazione. Non si cucina e poi si va a tavola — si cucina mentre si chiacchiera con chi è seduto sul lato esterno del piano. È uno dei modi più efficaci per integrare la cucina nella vita sociale dell’open space invece di separarla.
La Zona Pranzo: il Centro che Tiene Tutto Insieme
La zona pranzo è spesso quella più difficile da definire in un open space — perché il tavolo da pranzo tende a galleggiare nel mezzo dello spazio senza una logica precisa, né abbastanza vicino alla cucina né abbastanza lontano dal living.
La sospensione come marcatore — la soluzione più semplice e più efficace per definire la zona pranzo è una sospensione sopra il tavolo. Non qualsiasi sospensione — una sospensione che scende abbastanza in basso da creare un cono di luce che abbraccia il tavolo e lo separa visivamente dal resto dello spazio. Quella luce segna il confine della zona pranzo in modo immediato e in modo che cambia con la luce naturale — presente ma discreta di giorno, dominante la sera quando si accende.

Il separè come elemento architettonico — come nel progetto spiegato prima, un separè posizionato tra la zona pranzo e la zona living crea un confine che ha carattere proprio. Non una parete, non una tenda — un elemento che ha una sua identità visiva precisa e che contribuisce all’atmosfera dello spazio invece di limitarsi a dividere. Il legno a doghe verticali con luce LED dal basso, che abbiamo raccontato in quel progetto, è uno degli esempi più riusciti di questo approccio.
Il tappeto sotto il tavolo — un tappeto posizionato esattamente sotto il tavolo da pranzo, delle dimensioni giuste per contenere le sedie anche quando sono tirate fuori, segna il perimetro della zona pranzo in modo che si percepisce fisicamente quando si cammina. È uno strumento semplice ma potente quando si pensa alla progettazione di interni — specialmente in open space con pavimento uniforme dove non ci sono altri confini visivi.
La Zona Living nella progettazione di interni: il Cuore dello Spazio dell’open space
Il living è quasi sempre la zona più ampia dell’open space. Quella in cui si trascorre più tempo, quella che deve funzionare per più momenti della giornata, quella che più di tutte le altre definisce il carattere dell’intero spazio.
Il divano come confine — in un open space il divano non è solo un mobile su cui sedersi. È un confine fisico preciso — quello che separa il living dal resto dello spazio. La posizione del divano, con le spalle verso la zona pranzo o verso la cucina, segna in modo chiaro dove finisce una zona e inizia l’altra. Un divano posizionato al centro dello spazio, con lo schienale visibile da tutti i lati, divide lo spazio in modo molto più efficace di qualsiasi elemento verticale.
La parete attrezzata come elemento focale — la zona TV quasi sempre richiede una parete di riferimento. Quella su cui è appeso lo schermo, quella intorno a cui si organizza il resto del living. Una parete attrezzata su misura, che integra lo schermo, lo storage, eventualmente un camino o un elemento decorativo, trasforma quella parete da supporto funzionale a elemento architettonico. Che definisce l’identità dell’intero living. Come nel progetto precedente — la parete con la composizione in legno e il TV integrato è il centro visivo della zona living. Quello che si vede entrando e che dice immediatamente dove si trova quella zona.
Il tappeto come stanza dentro la stanza — come per la zona pranzo, un tappeto grande posizionato sotto il divano e il tavolo basso crea una stanza dentro la stanza — un perimetro fisicamente percepibile che definisce il living anche in assenza di qualsiasi elemento verticale. La dimensione del tappeto è cruciale: deve essere abbastanza grande da contenere le gambe anteriori di tutto il divano, non solo del tavolino.
Come Si Definiscono le Zone: gli Strumenti Progettuali
Riassumendo quello che abbiamo descritto per ciascuna zona, esistono cinque strumenti progettuali principali per definire le zone di un open space. Ciascuno con caratteristiche diverse, da usare in combinazione in base al contesto specifico.
Gli elementi verticali — separè, librerie, penisole, pannelli. Sono i confini più visibili e più precisi. Vanno usati con misura — troppi elementi verticali frammentano lo spazio e negano il senso stesso dell’open space.
La luce — sospensioni sulla zona pranzo, luce di accento sulla zona living, luce funzionale sulla cucina. È lo strumento più potente e meno invasivo — cambia la percezione delle zone senza aggiungere nessun elemento fisico.
I tappeti — definiscono il perimetro delle zone in modo fisico e visivo, senza altezza, senza ingombro. Funzionano meglio in open space con pavimento uniforme dove non ci sono altri confini orizzontali.
Il cambio di materiale — parquet in una zona, gres in un’altra, resina in un’altra ancora. Crea confini che si percepiscono fisicamente camminando, senza nessun elemento visivo aggiuntivo.
La posizione degli arredi — il modo in cui divano, tavolo, cucina e librerie vengono orientati crea percorsi e confini impliciti che guidano il movimento nello spazio senza che nessuno li espliciti.
| Strumento | Visibilità | Inversibilità | Costo | Quando usarlo |
|---|---|---|---|---|
| Elemento verticale separè | Alta | Bassa | Medio | Quando la zona pranzo è al centro tra cucina e living |
| Sospensione sulla zona pranzo | Media | Alta | Basso | Sempre — definisce la zona pranzo in modo immediato |
| Tappeto | Media | Alta | Basso-medio | Quando il pavimento è uniforme |
| Cambio materiale pavimento | Bassa | Nulla | Medio-alto | Quando si progetta da zero o si rifà il pavimento |
| Posizione arredi | Bassa | Alta | Nulla | Sempre — come base di qualsiasi zonizzazione |
Gli Errori da Evitare
Troppi elementi di separazione — un open space con tre separè, due tappeti, un cambio di pavimento e una penisola non è uno spazio aperto — è uno spazio frammentato con più elementi di quanti ne servano. Ogni strumento di zonizzazione va scelto per una ragione precisa, non aggiunto perché “aiuta a definire”.
Il divano contro la parete — mettere il divano contro la parete è quasi sempre un errore in un open space. Lascia un vuoto al centro dello spazio che non serve a nessuna funzione e non crea nessuna zona. Il divano al centro, con lo schienale che separa il living dal pranzo, funziona quasi sempre meglio.
La sospensione troppo alta — una sospensione sopra il tavolo da pranzo che pende a 2,20 metri dal pavimento non crea nessun cono di luce, non definisce nessuna zona, non aggiunge nessun carattere. La sospensione giusta scende fino a 70-80 cm dalla superficie del tavolo. Abbastanza in basso da creare intimità, abbastanza in alto da non ostruire la visuale.
Il tappeto troppo piccolo — un tappeto che contiene solo le gambe anteriori del divano, o peggio solo il tavolino, non definisce nessuna zona — definisce solo il tappeto. Le dimensioni minime per un living standard sono 200×300 cm, spesso di più.
Ignorare l’acustica — un open space con pavimento in gres, pareti bianche e soffitto in cartongesso è uno spazio in cui ogni suono rimbalza ovunque. Tappeti, tende, sedute imbottite e pannelli fonoassorbenti integrati nel design non sono accessori — sono parte della progettazione.
La progettazione di interni di un Open Space che Funziona per Come Vivi
C’è una cosa che distingue gli open space che funzionano davvero da quelli che sembrano belli nelle foto ma nella vita quotidiana deludono:. I primi sono stati progettati intorno a come vivono le persone che li abitano, i secondi intorno a come sembrano nelle foto.
Un open space per una coppia senza figli che lavora da casa ha esigenze completamente diverse da un open space per una famiglia con bambini piccoli. Un open space per chi cucina spesso e ama farlo davanti agli ospiti è diverso da uno per chi preferisce tenere la cucina separata visivamente dal living. Non esiste un open space universalmente corretto — esiste quello giusto per quella persona, con quelle abitudini, con quel modo di vivere lo spazio.
Capire quale sia — prima di scegliere il separè o il tappeto — è il lavoro che viene prima di tutto il resto. Se stai progettando un open space o stai trasformando un appartamento in uno, raccontaci come vivi: da lì costruiamo le zone giuste per te.
Hai un progetto in mente?
Se stai valutando una ristrutturazione o un progetto di interior design, possiamo analizzare il tuo spazio e capire insieme le soluzioni progettuali più adatte.