Progettare un open space è la richiesta che riceviamo più spesso quando qualcuno vuole cambiare casa. “Voglio aprire tutto”, “voglio togliere le pareti”, “voglio uno spazio unico” — sono frasi che sentiamo quasi ogni giorno. E hanno un senso preciso: gli appartamenti italiani costruiti tra gli anni ’60 e ’90 sono quasi sempre distribuiti in modo frammentato, con ambienti separati che si sottraggono luce e spazio a vicenda senza offrire niente in cambio.
Hai un progetto in mente?
Se stai valutando una ristrutturazione o un progetto di interior design, possiamo analizzare il tuo spazio e capire insieme le soluzioni progettuali più adatte.
Il problema è che aprire tutto non è una soluzione — è l’inizio di un problema diverso. Un open space mal progettato è uno spazio in cui cucina, soggiorno e zona pranzo convivono senza logica, in cui gli odori della cucina invadono il divano, in cui non c’è mai un posto in cui stare davvero, in cui tutto è visibile da ovunque senza che niente abbia una sua identità. È uno spazio aperto — ma non è uno spazio che funziona.
La differenza tra un open space che funziona e uno che delude è tutta nel progetto — nel modo in cui le zone vengono definite senza essere chiuse, nel modo in cui la luce viene gestita, nel modo in cui gli elementi di separazione diventano elementi architettonici invece che compromessi.
Questa guida fa parte della sezione dedicata alla progettazione e distribuzione degli spazi — trovi lì tutte le guide correlate. Se stai valutando come ridistribuire più in generale gli spazi del tuo appartamento, il punto di partenza è l’articolo su come ridistribuire gli spazi di casa.
Il Primo Errore: Pensare che “Aprire” basti per progettare un Open Space
C’è un’illusione ottica che porta molte persone a credere che aprire gli spazi sia di per sé sufficiente — che basti abbattere una parete per ottenere un open space che funziona. Nasce dal fatto che spazi chiusi e frammentati sembrano piccoli, e la sensazione è che toglierne le pareti li faccia diventare grandi.
È vero in parte — uno spazio aperto percepisce meglio la luce e sembra più ampio. Ma senza una progettazione precisa delle zone, quello spazio aperto diventa semplicemente caotico invece che frammentato. Il problema cambia forma, non scompare.
Un open space funziona quando ciascuna delle sue zone — cucina, pranzo, living — ha un’identità visiva precisa che il visitatore percepisce immediatamente senza che nessuno glielo spieghi. Quando si entra e si capisce subito dove si cucina, dove si mangia, dove ci si rilassa. Quando le zone dialogano tra loro senza confondersi.
Costruire quell’identità senza pareti è il lavoro progettuale più sottile e più affascinante che esiste nella distribuzione degli spazi residenziali.
Un open space non è l’assenza di separazioni. È la presenza di separazioni invisibili — quelle che definiscono le zone senza chiuderle, che guidano il movimento senza imporlo, che creano ordine senza rigidità.
Separare con le differenze di quota: un esempio reale
In questo progetto, la trasformazione di un appartamento tradizionale (caratterizzato da corridoi angusti e archi strutturali) in un ambiente fluido si basa su due pilastri fondamentali: il gioco delle quote e la geometria dei soffitti.

In queste tre foto abbiamo un “quadro” della situazione iniziale:
- L’Ingresso e la Sala: Come si vede nella prima immagine, l’ingresso era un ambiente di passaggio separato dal soggiorno da un setto murario interrotto solo da un’apertura ad arco. Questo elemento, pur cercando di creare un invito, limitava fortemente la prospettiva e la luminosità del corridoio.
- Il Soggiorno: La seconda foto mostra un soggiorno dalle dimensioni abbastanza contenute, dove la presenza di mobili voluminosi e pareti dai colori decisi (come l’arancio) saturavano lo spazio, rendendo difficile percepire una reale fluidità..
- Il Corridoio e la Zona Notte: La terza inquadratura evidenzia il lungo corridoio con pavimento in graniglia che fungeva da spina dorsale della casa. Da qui si snodava l’accesso a quella che era la zona notte, ma che in origine ospitava anche la cucina come stanza isolata. In totale, lo spazio era suddiviso in tre stanze distinte e un bagno, un layout che risultava labirintico e soffocava le potenzialità dell’appartamento.
Questa struttura cellulare impediva allo sguardo di attraversare la casa, rendendo ogni stanza un compartimento stagno privo di dialogo con il resto dell’abitazione.
La Trasformazione
- Il Gradino: la soglia percepita. Uno dei segreti su come progettare un open space moderno è l’uso dei dislivelli. In questo living, la cucina non è chiusa da muri, ma è “sollevata” su una pedana strutturale. Questo scalino crea una separazione invisibile ma netta: pur mantenendo lo sguardo libero di spaziare su tutta la zona giorno, definisce psicologicamente e funzionalmente l’area tecnica rispetto a quella relax. È un confine che si percepisce camminando, ma che non interrompe la continuità visiva dello spazio.

- Il Controsoffitto: volumi che orientano. Se il gradino divide dal basso, il controsoffitto lo fa dall’alto. La zona cucina è incorniciata da un ribassamento volumetrico che ospita l’illuminazione tecnica. Questo gioco di altezze diverse agisce come una “bussola” spaziale: il soffitto più basso sopra l’isola definisce un ambito più intimo e operativo, mentre l’altezza piena del living esalta la convivialità. È l’elemento che permette di identificare le diverse “stanze” della casa anche quando le pareti non ci sono più.
- Matericità e Contrasto. L’uso di materiali decisi — come la parete in mattoni a vista e il pavimento in grès scuro — lavora in sinergia con il gradino e il soffitto. La pedana della cucina diventa così un piedistallo per l’isola in legno materico, trasformando un’area funzionale in un vero elemento d’arredo architettonico.
In questo progetto, la risposta alla domanda “come progettare un open space” risiede nel togliere per aggiungere: eliminare il superfluo per lasciare spazio a elementi che si sentono ma non si vedono, creando un flusso spaziale intelligente e sofisticato.
Come si Definiscono le Zone senza Pareti
Esistono diversi strumenti progettuali per definire le zone di un open space senza chiuderle. La scelta dipende dal tipo di spazio, dalla luce disponibile, dall’identità che si vuole costruire e — soprattutto — da come si vive davvero quello spazio.
Il separè e gli elementi verticali — doghe in legno, pannelli in vetro, librerie a tutta altezza, penisole cucina. Sono elementi che segnano un confine visivo senza interrompere la continuità dello spazio. La loro efficacia dipende molto dalla scelta dei materiali e dalla proporzione rispetto all’ambiente — un separè troppo alto chiude, uno troppo basso non definisce abbastanza.
Il pavimento — cambiare materiale o colore del pavimento tra le zone è uno degli strumenti più potenti e meno invasivi per definire gli spazi. Una zona pranzo in parquet in un open space con pavimento in resina si percepisce immediatamente come zona distinta, senza nessun elemento verticale. Il cambio di materiale funziona anche in senso opposto — mantenere lo stesso pavimento su tutto l’open space crea continuità e fa sembrare lo spazio più grande.
La Luce come elemento Divisorio
La luce — progettare sistemi di illuminazione diversi per zone diverse permette di modulare l’atmosfera in modo indipendente. La cucina vuole luce diretta e precisa. La zona pranzo vuole una luce scenica — un lampadario o una sospensione che segna visivamente il centro del tavolo. Il living vuole luce stratificata, regolabile, capace di passare dall’illuminazione funzionale all’atmosfera serale. Tre zone, tre sistemi di luce, un open space che cambia faccia nel corso della giornata.
Gli arredi — la posizione del divano, del tavolo, dei mobili cucina definisce implicitamente le zone anche senza nessun elemento verticale. Un divano posizionato con le spalle verso la cucina segna un confine invisibile ma percepito. Un tavolo centrato sotto una sospensione crea una zona pranzo senza bisogno di nient’altro.
| Strumento | Effetto | Quando usarlo |
|---|---|---|
| Separè a doghe o pannelli | Definisce senza chiudere, ha carattere proprio | Quando la zona pranzo è al centro tra cucina e living |
| Cambio di pavimento | Definisce senza alzarsi, invisibile ma potente | Quando si vuole continuità visiva con zonizzazione discreta |
| Isola o penisola cucina | Definisce e aggiunge superficie di lavoro | Quando la cucina è aperta sul living e serve un confine funzionale |
| Luce differenziata per zona | Modula l’atmosfera, flessibile nel tempo | Sempre — in ogni open space ben progettato |
| Posizione degli arredi | Definisce senza elementi fissi | Quando lo spazio è piccolo e non c’è posto per elementi verticali |
Il Problema degli Odori e dell’Acustica quando si vuole progettare un Open Space
Ci sono due aspetti tecnici dell’open space che vengono quasi sempre sottovalutati in fase progettuale e che poi diventano problemi quotidiani: gli odori dalla cucina e il rumore.
Gli odori si gestiscono con una cappa di aspirazione adeguata — non quella decorativa da 60 cm che si trova nei cataloghi, ma una cappa con portata d’aria sufficiente per uno spazio aperto. In un open space la cucina non è più confinata in un ambiente chiuso — gli odori si diffondono liberamente in tutto lo spazio se non vengono catturati efficacemente alla fonte. Dimensionare correttamente la cappa in fase progettuale è molto più semplice e meno costoso che sostituirla dopo.

Il rumore è l’altro problema. Uno spazio aperto è anche uno spazio in cui i suoni si propagano liberamente — la televisione in soggiorno disturba chi cucina, la conversazione a tavola disturba chi legge sul divano. La gestione acustica di un open space passa per i materiali — tappeti, tessuti, pannelli fonoassorbenti integrati nel design — e per la configurazione degli arredi, che può amplificare o attenuare la propagazione del suono.
Entrambi questi aspetti vanno considerati in fase progettuale — non aggiunti come correttivi dopo che lo spazio è già finito.
Open Space e Vita Reale: le Domande da Farsi Prima
Prima di decidere di aprire gli spazi, ci sono domande concrete che vale la pena farsi — non per scoraggiare, ma per progettare in modo che il risultato funzioni davvero nella vita di tutti i giorni. Per approfondire ulteriormente questo argomento specifico ti consigliamo di visitare anche questa pagina che da una lettura su come distinguere le zone senza pareti.
Cucinate spesso e in modo intenso? Se sì, la gestione degli odori è una priorità progettuale che va affrontata con serietà prima di abbattere qualsiasi parete.
Avete bambini piccoli o un ritmo di vita molto variabile nel corso della giornata? Un open space richiede più ordine di un appartamento con ambienti separati — perché il disordine di una zona è immediatamente visibile da tutte le altre. Se la gestione dell’ordine è già una sfida, vale la pena pensare a soluzioni di storage integrate nel progetto prima di aprire tutto.
Siete in due con ritmi molto diversi? Se uno lavora da casa e l’altro cucina, se uno guarda la televisione e l’altro studia — la coabitazione in un open space richiede soluzioni progettuali specifiche per gestire queste sovrapposizioni senza che diventino conflitti quotidiani.
La zona notte ha bisogno di isolamento acustico? Se sì — e quasi sempre sì — la soluzione per separare visivamente e acusticamente la zona notte dall’open space è parte integrante del progetto, non un dettaglio da risolvere dopo. Abbiamo fatto un articolo “su misura” su come si divide al maglio la zona giorno con la zona notte.
L’Open Space che non Hai ancora Immaginato
La cosa più interessante degli open space ben progettati è che quasi sempre producono qualcosa che il cliente non aveva immaginato quando ha chiesto di “aprire tutto”. Non solo uno spazio più grande — ma uno spazio con una qualità nuova, un’atmosfera che non c’era prima, una relazione tra le zone che rende ogni momento della giornata più piacevole di quello che era.

Lo scalino della cucina, non era nella lista dei pensieri iniziali del cliente. Era la risposta a una domanda che nessuno aveva ancora fatto — come si definisce la zona cucina senza chiuderla? Da quella domanda è nato un elemento che oggi è una delle cose che colpisce di più chiunque entri in quell’appartamento.
Questo è il tipo di lavoro che ci interessa fare — non eseguire quello che viene chiesto, ma trovare quello che non è stato ancora immaginato. Se stai pensando di aprire gli spazi del tuo appartamento e vuoi capire come progettare un open space nel modo giusto, il dettaglio su come lavoriamo è nella pagina dei servizi.
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