L’impianto elettrico in una ristrutturazione è uno di quegli argomenti che quasi tutti rimandano — finché non diventano un problema. Si tende a pensare che se l’impianto esistente “funziona” non valga la pena toccarlo, per risparmiare tempo e denaro. È un ragionamento comprensibile ma spesso sbagliato: un impianto elettrico datato non solo può non essere a norma, ma condiziona pesantemente tutte le altre scelte del progetto — dove mettere le prese, come gestire l’illuminazione, se installare domotica, come alimentare la cucina o il riscaldamento a pavimento.

Hai un progetto in mente?

Se stai valutando una ristrutturazione o un progetto di interior design, possiamo analizzare il tuo spazio e capire insieme le soluzioni progettuali più adatte.

È un tema che fa parte della progettazione tecnica e funzionale degli interni — e che, come tutti gli impianti, deve essere deciso prima che le pareti vengano chiuse, non dopo.

Quando è obbligatorio rifare l’impianto elettrico

La normativa italiana stabilisce che l’impianto elettrico di un’abitazione deve essere a norma secondo la Legge 46/90 e il successivo DM 37/2008, che regolano la progettazione, l’installazione e la manutenzione degli impianti negli edifici. Il documento che certifica la conformità è la Dichiarazione di Conformità (DoC), che l’installatore è obbligato a rilasciare al termine dei lavori.

Rifarlo è obbligatorio nei seguenti casi:

In tutti gli altri casi è tecnicamente facoltativo — ma nella pratica, ogni volta che si aprono le pareti per una ristrutturazione completa, non rifarlo è quasi sempre la scelta più costosa nel lungo periodo.

Un impianto elettrico non a norma non è solo un rischio per la sicurezza. È un problema che emerge nel momento peggiore — quando vendi casa, quando stipuli un’assicurazione, quando si verifica un guasto che diventa un sinistro.

Cosa si valuta prima di decidere se rifare o integrare

Non ogni ristrutturazione richiede la sostituzione completa dell’impianto. La valutazione dipende da tre fattori principali.

Il primo è l’età e lo stato dell’impianto esistente: gli impianti con cavi in piombo o in alluminio — comuni negli edifici costruiti fino agli anni ’70 — vanno sostituiti integralmente. Quelli con cavi in rame ma senza messa a terra richiedono almeno l’aggiunta del conduttore di protezione. Quelli più recenti ma senza Dichiarazione di Conformità vanno verificati punto per punto da un elettricista qualificato.

Il secondo è la distribuzione prevista dal progetto: se il progetto prevede modifiche alla distribuzione degli ambienti — abbattimento di tramezze, spostamento di cucina o bagno (per questi ambienti leggi anche la guida al rifacimento di un impianto idraulico.) La creazione di una cabina armadio — l’impianto elettrico va comunque ripensato, perché le derivazioni esistenti non corrispondono più alla nuova planimetria. Questo vale anche quando si ricava una stanza in più da uno spazio esistente, dove l’impianto elettrico della nuova zona va progettato ex novo.

Il terzo è il livello tecnologico desiderato: un impianto standard degli anni ’90 non è predisposto per la domotica, per la ricarica di veicoli elettrici, per un impianto fotovoltaico con accumulo o per un sistema di riscaldamento a pompa di calore (leggi anche la guida sull’impianto di riscaldamento a pavimento, per chiarire ogni dubbio).

Se si prevede uno di questi elementi nel presente o nel futuro, è sempre più conveniente predisporre i cavidotti e le dorsali durante la ristrutturazione — anche se i dispositivi verranno installati dopo.

impianto elettrico ristrutturazione immagine

La progettazione dell’impianto: cosa deve definire il progetto

Un impianto elettrico ben progettato non nasce dalla lista delle prese che vuole il cliente. Nasce dall’analisi di come verranno usati gli spazi — e da lì definisce la posizione di ogni punto luce, ogni presa, ogni interruttore, ogni circuito dedicato.

Gli elementi che il progetto deve definire prima che l’elettricista apra le tracce sono:

CircuitoFunzioneNota
Illuminazione generaleTutti i punti luce dell’appartamentoSeparato dalle prese per sicurezza
Prese generaliPrese di corrente standardAlmeno 2 circuiti separati per zona
CucinaForno, lavastoviglie, piano cotturaCircuito dedicato per ogni elettrodomestico
Lavatrice / asciugatriceZona lavanderiaCircuito dedicato con presa schuko
CondizionatoriUno per unità internaCircuito dedicato per ogni split
Riscaldamento a pavimentoCentralina e pompa di caloreCircuito dedicato ad alta potenza
Predisposizione domoticaCavidotti vuotiInvestimento minimo, valore futuro alto

Open space e ambienti particolari: le specificità da non ignorare

Negli open space — cucina, soggiorno e zona pranzo in un unico ambiente — la progettazione dell’impianto elettrico è più complessa rispetto a una distribuzione tradizionale, perché deve servire funzioni molto diverse nello stesso spazio senza che i cavi e le scatole di derivazione diventino visibili o interferiscano con il progetto di illuminazione. La guida su come progettare un open space affronta questo aspetto nel contesto della distribuzione generale — ma dal punto di vista impiantistico, la regola è che ogni zona funzionale dell’open space deve avere circuiti indipendenti e punti luce posizionati prima che il soffitto venga chiuso.

Nelle ristrutturazioni chiavi in mano — dove lo studio coordina tutte le lavorazioni dalla demolizione alla consegna — la gestione dell’impianto elettrico è uno degli aspetti in cui il coordinamento professionale produce i risparmi più evidenti: niente tracce riaperte, niente punti luce spostati dopo la tinteggiatura, niente circuiti aggiunti all’ultimo momento. La pagina dei servizi descrive esattamente il nostro approccio alle esigenze del cliente e come cambia concretamente la ristrutturazione per tempi e costi.

L’impianto elettrico è l’unico elemento della ristrutturazione che, se fatto male, può uccidere. Non è un’esagerazione — è la ragione per cui esiste una normativa specifica e un obbligo di certificazione. E paradossalmente è uno degli elementi su cui si tende a risparmiare di più.

Quanto costa rifare l’impianto elettrico

I costi variano in base alla metratura, alla complessità della distribuzione e al livello tecnologico dell’impianto. Per un appartamento in area toscana, i range indicativi sono i seguenti.

Tipo di interventoRange indicativoNote
Integrazione impianto esistente (parziale)2.000 – 5.000 €Solo aggiunta punti / messa a terra
Rifacimento completo appartamento fino a 80 mq6.000 – 12.000 €Incluso quadro, tracce, certificazione
Rifacimento completo 80–130 mq10.000 – 18.000 €Con circuiti dedicati e predisposizioni
Impianto con domotica base+3.000 – 8.000 €Scenari luce, automazioni, controllo remoto
Predisposizione colonnina ricarica EV+500 – 1.500 €Solo cavidotto e circuito, senza colonnina

Questi importi si inseriscono nel budget complessivo della ristrutturazione — e il rifacimento dell’impianto elettrico è uno di quei casi in cui spendere bene all’inizio evita costi molto più alti in seguito. La guida ai costi di ristrutturazione di un appartamento dettaglia come questo capitolo si inserisce nel quadro generale.

Le pratiche edilizie legate all’impianto elettrico

In alcune situazioni il rifacimento dell’impianto elettrico si intreccia con le pratiche edilizie necessarie per la ristrutturazione. Se i lavori prevedono modifiche strutturali o cambio di destinazione d’uso, la Dichiarazione di Conformità dell’impianto elettrico è uno dei documenti da allegare alla pratica. Per le ville e gli immobili soggetti a vincoli, le procedure sono più articolate — un aspetto descritto nelle guide alle pratiche edilizie per la ristrutturazione di una villa e alle pratiche edilizie per la ristrutturazione di una villa al mare.

Come lavoriamo: l’impianto elettrico nel progetto di una ristrutturazione curata da Studio AlitiniDesign

Nel nostro studio il progetto dell’impianto elettrico non viene delegato all’elettricista. Viene definito da noi — posizione di ogni punto luce, schema del quadro, numero e tipo di circuiti — e poi eseguito dall’elettricista sulla base di un elaborato tecnico preciso.

Questo significa che quando l’elettricista entra in cantiere sa esattamente dove aprire le tracce, dove posizionare le scatole di derivazione e come distribuire i circuiti. Non decide lui dove mettere le prese — le prese sono già sul progetto, coordinate con la disposizione degli arredi e con il progetto di illuminazione.

Il risultato è un impianto che funziona come parte del progetto complessivo — non come una sovrastruttura aggiunta a posteriori.

La differenza tra un impianto progettato e uno improvvisato non si vede dall’esterno — ma si sente ogni volta che si accende una luce nel posto giusto, che una presa è esattamente dove serve, che il quadro elettrico ha un circuito per ogni funzione senza sovraccarichi. È questo il livello di dettaglio che separa una ristrutturazione ben fatta da una semplicemente completata.

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