Sapere come illuminare un soggiorno è una delle competenze più sottovalutate nella progettazione di un interno. Non perché sia complicato — ma perché si affronta quasi sempre tardi, quando le pareti sono già chiuse e l’elettricista ha già posizionato i punti luce dove sembrava più logico. Il risultato, nella maggior parte dei casi, è uno spazio che funziona ma non emoziona: tutto visibile, niente davvero bello da guardare.

Hai un progetto in mente?

Se stai valutando una ristrutturazione o un progetto di interior design, possiamo analizzare il tuo spazio e capire insieme le soluzioni progettuali più adatte.

Questo tema fa parte del gruppo di articoli che rientra a pieno nella progettazione tecnica e funzionale degli interni , ed ha lo scopo di consigliare interventi prima che le cose accadano, facendo risparmiare soldi e tempo!

Torniamo a noi, il soggiorno è l’ambiente che più di ogni altro deve saper cambiare faccia nel corso della giornata. Dalla luce piena del mattino alla sera sul divano, dalla cena con ospiti al film in penombra. Questa flessibilità non si ottiene con un unico punto luce centrale. Si ottiene con un progetto pensato prima che il cantiere inizi.

Come illuminare il soggiorno tradizionale invece che l’open space: due contesti, due approcci

Prima di entrare nel merito delle soluzioni vale la pena distinguere tra due configurazioni molto diverse, che richiedono logiche differenti.

Il soggiorno tradizionale è un ambiente con una funzione prevalente: stare insieme, ricevere, rilassarsi. Ha confini definiti e il progetto luminoso può concentrarsi su un unico registro emotivo — caldo, avvolgente, modulabile nel corso della giornata. Vuoi saperne di più sul progetto nella foto qui sotto? Trovi qui la paginao completa.

come illuminare il soggiorno in modo particolare

L’open space — soggiorno, zona pranzo e cucina in un unico ambiente — è invece una sfida più articolata. Qui la luce deve fare due cose contemporaneamente: unire visivamente lo spazio e distinguere le zone funzionali. Cucina, tavolo e divano non possono essere illuminati allo stesso modo. La luce diventa lo strumento principale per dare ordine visivo a uno spazio che per definizione non ha pareti divisorie. Quasi sempre per ottenere risultati degni dei soldi spesi per ristrutturare, conviene rifare l’impianti elettrico.

In questa foto vedi il risultato della trasformazione di un classico appartamento anni ’70 in un open space moderno e funzionale, dove la luce e i volumi definiscono i vari ambienti. Scopri tutti i dettagli sulla pagina dedicata al progetto.

Questa tabella riassume meglio come illuminare un soggiorno

CaratteristicaSoggiorno tradizionaleOpen space
Funzione principaleRelax e socialitàRelax + pranzo + cucina
Sfida principaleAtmosfera modulabileDistinguere le zone senza dividere
Errore più comuneLuce piatta e uniformeConfusione visiva tra le zone
Approccio consigliatoStratificazione per intensitàStratificazione per zone funzionali

Come illuminare il divano: le soluzioni che funzionano

Il divano è il centro gravitazionale del soggiorno — eppure è quasi sempre l’elemento meno illuminato in modo consapevole. Si mette una plafoniera al centro del soffitto, si compra un lampadario, e il divano resta in una zona di luce generica che non lo valorizza né come elemento d’arredo né come spazio di benessere.

Le soluzioni che funzionano sono altre. La prima, e più efficace in termini di atmosfera, è la luce calata davanti al divano — un pendente o un piccolo proiettore posizionato non sopra il divano ma davanti, orientato verso il centro della seduta. Crea una zona di luce morbida che abbraccia chi è seduto senza abbagliare.

La seconda è l’applique a parete, posizionata lateralmente rispetto al divano a circa 170–180 cm dal pavimento, con luce diffusa verso l’alto e verso il basso. È una soluzione che funziona bene nei soggiorni con pareti libere ai lati, e che aggiunge uno strato luminoso verticale spesso assente nei progetti più convenzionali.


In questo appartamento abbiamo scelto una applique sopra il divano, con diffusore in metallo articolato e luce warm a 2700K. Il risultato è una zona relax che funziona indipendentemente dal resto dell’illuminazione della stanza, con un’atmosfera completamente diversa rispetto all’accensione della luce generale. Vedi il progetto.


Entrambe le soluzioni richiedono che i punti di alimentazione siano previsti prima della chiusura delle pareti — un dettaglio che nella pratica viene spesso ignorato, con il risultato di dover ricorrere a cavi a vista o a soluzioni di compromesso. È uno degli errori più frequenti descritti nella guida su come gestire una ristrutturazione di appartamento.

Il tavolo da pranzo nell’open space: la zona che si presta di più

Nel contesto di un open space, il tavolo da pranzo è la zona che più facilmente si presta a una soluzione luminosa forte e riconoscibile. Un pendente — o una composizione di pendenti — calato sul tavolo svolge due funzioni contemporaneamente: illumina il piano in modo diretto e funzionale, e crea visivamente una “stanza nella stanza”, separando la zona pranzo dal resto dell’ambiente senza nessuna parete.

Se ti trovi nella fase in cui devi decidere dove posizionare questo elemento e come organizzare i flussi della stanza, può esserti utile la nostra guida su [come ridistribuire gli spazi di casa]. Ricorda che la posizione del tavolo guiderà anche le tue scelte impiantistiche: per capire se per te è meglio optare per una sospensione decorativa o per una struttura a scomparsa, leggi il nostro approfondimento sulla [differenza tra illuminazione tecnica e lighting design], dove analizziamo proprio il confronto tra lampadario e controsoffitto.

L’altezza del Lampadario

L’altezza di installazione è fondamentale: troppo alto, il pendente perde efficacia e si confonde con il resto dell’illuminazione; troppo basso, diventa un ostacolo visivo e fisico. La regola generale è posizionare il punto luce a circa 70–75 cm dal piano del tavolo, come indicato nelle linee guida del PLDA – Professional Lighting Designers’ Association, adattando poi in base all’altezza del soffitto e alle proporzioni dell’ambiente.


In questo open space abbiamo utilizzato una lampadario in metallo con luce diffusa sul tavolo da pranzo. Il movimento delle linee del metallo rompe la simmetria rigida e crea un effetto visivo più organico, coerente con il carattere complessivo del progetto.

Quando la luce diventa elemento architettonico: la separazione tra divano e tavolo

In un open space ben proporzionato, lo spazio tra il divano e il tavolo da pranzo è spesso una zona di nessuno — né zona giorno né zona pranzo, attraversata ma non abitata. (Il consiglio, prima di partire con la ristrutturazione è di leggere la guida su come progettare un open-space tramite scelte d’arredo, o la guida su come definire gli spazi in un unico ambiente).

È qui che una soluzione luminosa pensata come elemento d’arredo può fare la differenza più significativa.

Una delle soluzioni che utilizziamo quando la configurazione dello spazio lo consente è un elemento luminoso a sviluppo verticale — una composizione a ramo, una scultura luminosa, una serie di pendenti a quote variabili — posizionato tra le due zone come separatore non fisico. Non una parete, non un divisorio: un oggetto che occupa lo spazio in verticale e segna il confine tra i due ambienti usando la luce come materiale.


In questo progetto abbiamo installato una composizione luminosa ispirata a una struttura ramificata tra il divano e il tavolo. I punti luce, orientati verso il basso con intensità variabile, creano un confine visivo morbido tra le due zone e diventano l’elemento identitario di tutto lo spazio.

È il tipo di soluzione che non nasce da un catalogo — nasce dalla lettura dello spazio, delle proporzioni e di chi lo abita. Ed è la differenza che passa tra un progetto che risponde alla domanda su come illuminare un soggiorno e uno spazio semplicemente arredato.

Come illuminare un soggiorno: il tipo di luce ed il grado Kelvin

ZonaSoluzione consigliataTemperatura colore
DivanoApplique laterali o pendente calato davanti2700K
Tavolo pranzoPendente o composizione calata2700–3000K
Cucina (open space)Barra sottopensile + faretto piano cottura3000–4000K
Zona separazioneElemento luminoso verticale o sculturale2700K

Come lavoriamo: dal primo contatto alla consegna

Il modo in cui si affronta come illuminare un soggiorno — o un open space — dipende in larga parte da quando viene affrontata nel processo progettuale. (E dalla figura professionale che si sceglie)

Nel nostro studio ogni progetto parte da una prima chiamata conoscitiva, seguita da una call più approfondita in cui analizziamo lo spazio, le abitudini di chi lo abita e gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Da lì costruiamo una proposta progettuale completa: planimetrie con la disposizione dei punti luce, render 3D che mostrano l’atmosfera reale degli ambienti nelle diverse condizioni d’uso, e campionature fisiche dei materiali nello spazio. Il capitolato che consegniamo è chiaro voce per voce — niente stime approssimative, niente sorprese in cantiere.

Durante i lavori coordiniamo direttamente le maestranze — elettricista compreso — per garantire che ogni punto luce venga posizionato esattamente dove il progetto prevede, non dove è più comodo aprire la traccia. Il processo completo è descritto nella pagina servizi. Lavorare così ha un costo che quasi sempre si ripaga: meno imprevisti, meno modifiche in corso d’opera, e un risultato finale che corrisponde a quello immaginato — non a una versione approssimata.

La concorrenza spesso si ferma al computo metrico: quanti punti luce, dove, a quale altezza. Noi partiamo invece dalla domanda su come vuoi sentirti in quello spazio a seconda del momento della giornata — e costruiamo il progetto da lì. Per capire quanto incide questa differenza anche sul budget complessivo, vale la pena leggere la guida onesta ai costi di un progetto di interni.

Se stai progettando o ristrutturando il tuo soggiorno e vuoi capire come la luce può cambiarne completamente la percezione, il punto di partenza è una conversazione senza impegno: contattaci.

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